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RADIO SURPLUS |
09 |
ALIM. X TORN EB |
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AGZ |
Alla fiera di Friedrichshafen ho trovato un alimentatore da batteria 12V per il ricevitore surplus TORN EB. Funziona con un vibratore per generare l’anodica e una lampada BALLAST al ferro idrogeno che regola la corrente in caduta per i filamenti. Mentre la lampada BALLAST funziona abbastanza egregiamente (dal 1944) il vibratore no. I contatti sono ormai uniti da una escrescenza di ossido e anche pulendoli non c’è verso di oscillare. C’è chi dice che con una pinzetta li sistema, ma io non sono capace.


Lo schema originale di questa unità è semplice: dal 12V ed attraverso fusibile (2), un solenoide (3) e due resistenze (4) e (5), di cui una appare come una lampadina che funziona spenta, si alimentano i filamenti a 2 Volt del ricevitore. Quando c’è il consumo dei filamenti il solenoide chiude il contatto che porta il 12 Volt al primario di un trasformatore (9) che funziona con l’ausilio del vibratore, visibile nello schema in basso a destra. Il vibratore oltre che a alternare la corrente al primario, ha dei contatti sincronizzati che prelevano l’alternata a tensione anodica dal secondario in modo da non necessitare di rettificatore. Completano il tutto un po’ di condensatori e resistenze e induttanze di filtro per eliminare i disturbi.
Il vibratore deve diventare da elettromeccanico a semiconduttore.
Il vibratore è marca BACO mod. W.G1.12 a. Con la tecnologia odierna mettersi a sostituire un vibratore del 1944 è un gioco da ragazzi. Come sparare sulla CROCE ROSSA. Lo schema dell’unità modificata diventa quello della figura seguente (a blocchi).
Al posto dei contatti del primario ci sono due transistor pilotati in push-pull. La potenza in gioco è minima (1 Watt al carico) e la misura del TO126 è più che adatta. Rufolando nei recuperi ho trovato dei 2N6039, che sono pure DARLINGTON. Dai collettori prelievo l’alimentazione per l’oscillatore tramite due diodi 1N4004.
L’oscillatore è un NE555 collegato per uscita a duty-cycle 50%. Con altri due bjt piloto i finali, uno dei due inverte la fase. I valori delle resistenze di polarizzazione erano in origine calcolati per usare dei finali normali. Usando dei darlington va lo stesso, consuma un po’ di più dell’ottimale, ma in totale l’oscillatore e i piloti consumano 34 mA a 8 Volt. La tensione di 8 Volt è stabilizzata da uno zener.
Non so a che frequenza il vibratore originale debba lavorare, perché non ha mai funzionato, posso immaginare che vada circa da 200 a 500 Hertz. Le prove su piastra prototipo le ho eseguite con un potenziometro nel circuito del 555 che genera la frequenza e ho trovato che a circa 300 Hertz si ottiene la resa migliore. Per esempio a 1000 Hertz ci sono forme d’onda più pulite, ma non tiene il carico.
Il circuito finito sta comodamente in un piastrino millefori da 30 X 50 mm, che si alloggia nella custodia originale del vibratore BACO.

Mi sono limitato a utilizzare componenti semplici come BJT, il solito 555 e diodi. Considerando lo spazio a disposizione ci potrebbe stare un microprocessore tipo PIC che si occupa di pilotare dei MOSFET di potenza, misurare consumi e tensione d’uscita, generare anche un fischietto acustico per segnalare la diagnostica. Invece in un solo pomeriggio ho utilizzato 4 BJT di recupero. Molto più pratico e rilassante.
Ho utilizzato lo zoccolo e la custodia originali, senza modifiche che cambino l’aspetto esteriore dell’unità. Ciò implica che non si può fare una regolazione sulla tensione di uscita poiché i contatti del secondario sono solo tre. Ma una coppia di diodi 1N4007 è sufficiente a sostituire i contatti sincroni, e a ben vedere nemmeno da nuovo il “WECHSELRICHTERSATZ” regolava l’uscita. La tensione generata sta a 105 Volt sotto carico. Lo schema elettrico del circuito completo segue nella prossima figura.

Le prove sono state fatte su una basetta senza saldature, poi visto l’esito ho usato una piastrina preforata che entrasse nella custodia originale. Le figure seguenti mostrano il vibratore originale estratto dalla custodia, la demo board e più in grande la schedina finale. Per evitare accidentali corti tra il circuito ed il contenitore di alluminio ho usato un piastrino di vetronite nuda di dimensioni uguali al circuito, tenendoli con un elastico.
I componenti non scaldano, al tatto nessuno brucia, solo le resistenze di caduta dello zener sono un po’ più calde.



Lo schermo di oscilloscopio mostra la forma d’onda presente su un collettore dei 2N6039.
Quello che mi ha stupito è che, dopo ben (2009-1944=) 65 anni praticamente di inattività, i condensatori presenti nell’unità non siano scoppiati, ma funzionano benissimo.

Buon divertimento,
Alessandro Frezzotti, IZ5AGZ.